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06/07/2016   Condividi
Valerio Bianchini: “Occorre investire sui vivai per crescere talenti”
L’ex coach della Nazionale sprona i dirigenti e gli imprenditori ad investire sui vivai “Molti allenatori ad alti livelli non hanno pazienza con i giovani talenti”

 

Saper coniugare mirabilmente basket, cultura, emozioni e spettacolo, è un arte che appartiene solo ai grandi maestri dello sport. Lui che ha vinto tutto nella sua grande carriera di allenatore, tra scudetti, Coppe Campioni e Intercontinentali, non ha remore a “scendere” in campo anche quando si tratta di promuovere iniziative a favore dei giovani come il torneo di basket “Tosarello” a Latina: Valerio Bianchini, testimonial d’eccezione anche quest’anno, ha voluto sottolineare l’importanza di sostenere eventi e tornei per la valorizzazione del movimento sportivo in ogni disciplina.

“Non posso mancare ad una manifestazione troppo simpatica, brillante ed originale anche nel suo regolamento con la presenza contemporanea in campo di maschi e femmine che è un bello esempio di pari opportunità anche nello sport. In questa manifestazione si percepisce la passione genuina dei partecipanti, l’amore verso lo sport degli organizzatori ma è, soprattutto, la passione sportiva di tutta la città: Latina ha eletto sindaco un ex giocatore professionista e questo è un segnale importante per la promozione delle attività ludico-ricreative e sportive sul territorio. Ho avuto l’onore di conoscere direttamente il dott. Damiano Coletta e ho percepito immediatamente la sua competenza, la sua preparazione, unite alla sua preziosa esperienza di sportivo, che può mettere a servizio dell’intera collettività. Anche quest’anno l’edizione del Tosarello ha sposato una nobile causa insieme all’Associazione ANDDOS: la lotta ai pregiudizi e alle discriminazioni, con la presenza illustre della Vice Presidente del Senato, Valeria Fedeli, perché proprio attraverso lo sport si possono far passare dei messaggi altamente significativi e educativi come ha sottolineato anche il presidente nazionale Giovanni Malagò del Coni”.

A scendere per primi in campo, all’Arena di Piazzale Prampolini, sono stati i bambini del minibasket e i ragazzi under 18 della categoria Junior:

“L’idea di dare ampio spazio ai giovani è una scelta organizzativa molto intelligente: i settori giovanili meritano grande considerazione. Occorre investire energie soprattutto economiche nel potenziamento dei vivai. Ad alti livelli vedo troppi allenatori che non hanno pazienza con i giovani talenti, finendo per bruciare le loro prospettive di crescita. Nel basket il settore dei dilettanti non fa che scimmiottare il professionismo attraverso il sistema delle promozioni e delle retrocessioni. Questo significa che gli allenatori sono costretti a vincere e per vincere vanno sul sicuro negando spazio ai giovani. Non possiamo aspettarci che siano i club di serie A a formare i ragazzi di 17-18 anni, loro usano per forza giocatori già finiti. Succede che ormai da anni i club hanno rinunciato ai vivai perché è molto più costoso affittare le palestre, pagare gli allenatori e tutto il contorno che serve per far crescere i ragazzi. E' una situazione drammatica, una struttura demolita dalle legge 91 e dalla libera circolazione. La crisi economica ha messo in evidenza quanto è sbagliato e malato il concetto di professionismo così come viene esercitato in Italia. Lo sport professionistico per essere tale deve avere come obiettivo quello di produrre profitto, in Italia produce invece debiti. In passato questi debiti venivano coperti dagli sponsor, dietro ai quali c'erano grandi appassionati della pallacanestro. Oggi questi grandi mecenati non ci sono più. Per anni e anni il basket si è cullato su questi soldi facili senza allargare mai il proprio sguardo. Il problema del basket è sotto la serie A, quei campionati ormai sorpassati che non rispondono più alle esigenze di formazione dei nostri giovani. Purtroppo non c'è lo stimolo a cambiare questo sistema proprio perché ci sono gli stranieri. Una vera e propria invasione che ha effetti devastanti sulla qualità del gioco”.

La figura dell'allenatore diventa allora quanto mai fondamentale:

L'attività di allenatore richiede passione, competenze, tempo, programmazione, risorse fisiche e mentali. Se parliamo di pallacanestro giovanile il discorso si fa ancora più complicato. Allenare e crescere un bambino o un adolescente è un'attività che risulta essere di un'importanza fondamentale, poiché è in questo periodo che andranno a formarsi gli adulti di un domani. Pretendere che un istruttore svolga questo compito "senza guadagnare nemmeno un centesimo" o come "hobby" è un errore che può andare a condizionare la già scarsa cultura sportiva presente in Italia. Molte società sportive, infatti, spesso fanno leva su questi ragionamenti per risparmiare ed economizzare le proprie risorse che dovrebbero essere destinate al proprio settore giovanile”.

Eppure ad alti livelli gli allenatori spesso dimostrano di aver smarrito l’appeal del comunicatore:

“Ci vorrebbe un po’ più di coraggio da parte di tutti, le interviste dei tecnici sono tutte uguali, fatte con lo stampino. Un tempo gli allenatori erano i grandi narratori dietro le quinte, oggi sono legati al loro tecnicismo e peccano nella comunicazione”.

Uno sguardo alla nostra Nazionale di basket impegnata nel Torneo Preolimpico di Torino:

“Due successi convincenti contro Tunisia e Croazia. Rio è più vicina. Molti si chiedono cosa abbia potuto dire Ettore Messina nell'intervallo della partita con la Tunisia, dopo un primo tempo balbettante. Il segreto rimarrà per sempre custodito in quel Sancta Santorum che è lo spogliatoio di una squadra. Là dove ogni allenatore si è provato a invertire un'inerzia negativa della sua squadra, con le sole parole. Le ipotesi sono tante , ma leggendo un'intervista post partita al coach ho trovato tracce molto indicative. La Nazionale al debutto era sotto troppa pressione che rallentava i meccanismi di squadra, bisognava rompere il ghiaccio. Ma Messina osserva anche che i ragazzi all'inizio non si divertivano: "sembravamo dal dentista". Aggiuge poi: " E' solo una partita di basket non la creazione dell'universo!”. Ha cioè destrutturato il clima di tensione e di eccessiva aspettativa riconducendo l'evento alla sua elementare verità, una semplice partita di basket. Propendo più per questa ipotesi da training mentale che per il "cazziatone " da tutti immaginato. Forse mi sbaglio, ma comunque sono convinto che raccogliere le esperienze degli allenatori all'intervallo di una partita nata male, possa essere di aiuto agli psicologi che si occupano della performance sportiva”.

La prova degli azzurri, trascinati da Gallinari e Belinelli, contro la Croazia di Petrovic?

“Strepitosa difesa degli azzurri e grande carattere anche in attacco. Quanto alla bellezza del gioco non dimentichiamo che i giocatori non sono soldati in parata, sono soldati in battaglia..”

 

Marco Tosarello

Ordine Giornalisti Lazio – tessera n. 154360